lunedì 21 ottobre 2013

Umiltà e coraggio: le due parole della Comunità

Pubblichiamo il messaggio del parroco, don Umberto Galimberti, in vista della celebrazione di domenica 27 aprile a Fornasotto, con le tre comunità parrocchiali di Pontirolo, Canonica e Fara d'Adda. L'evento verrà trasmesso in diretta da Pienneradio. Il testo è tratto da 'In cordata', il notiziario della comunità pastorale. Il testo spiega il motivo della scelta di Papa Giovanni XXIII come modello di santità di riferimento del cammino della Comunità pastorale.


Carissimi,
come già sapete abbiamo scelto la figura di Papa Giovanni XXIII come modello di santità che sia riferimento del nostro cammino di Comunità Pastorale. Il 27 aprile p.v. sarà santificato da Papa Francesco e, contemporaneamente al Santo Padre, celebreremo anche noi, tutte e tre le comunità parrocchiali insieme, una Messa solenne presieduta dal Vicario episcopale Mons. Franco Carnevali. In questi giorni mi sono chiesto quali possono essere le virtù evangeliche che caratterizzano la vita di Papa Giovanni necessarie per noi, importanti per il nostro cammino ecclesiale e che possiamo invocare da lui. Due mi sembrano più significative e ancora attuali. 


La prima è umiltà! Se si legge il suo diario colpisce la disarmante sincerità con cui riconosce davanti a Dio il fardello dei propri limiti, delle proprie povertà. È in questo che si sprigiona il fascino di un uomo vero, il coraggio di essere se stesso, l’accettazione di sé, la consapevolezza dei propri limiti e delle proprie doti. Sono anch’io convinto che compito nostro è cucire al meglio un abito bello con la stoffa che il Signore ha messo nelle nostre mani, senza pretenderne e desiderarne un’altra.
Questa è la vera umiltà, che presuppone sempre l’accettazione della verità di sé. Papa Giovanni scriveva sul Giornale dell’anima: “Sono un sacco vuoto che si lascia riempire dallo Spirito” e “La mia umile e ormai lunga vita si è sviluppata come un gomitolo sotto il segno della semplicità e della purezza. Nulla costa riconoscere e ripetere che io sono e valgo un bel niente. Il Signore mi ha fatto nascere da povera gente e ha pensato tutto Lui. Io l’ho lasciato fare e mi sono lasciato condurre da Lui”. A un Vescovo che si lamentava per i suoi problemi pastorali, rispose: “Eminenza io ho problemi più grandi. Quando non ne posso più, sa cosa faccio? Schiaccio un pisolino. Mentre dormo, il Signore sbroglia la matassa”.
In un uomo così, sullo sfondo di questa sincera umiltà, anche i difetti diventano virtù: un uomo genuino, pacifico, amante della buona tavola, con grosse mani che amano stringere altre mani più che firmare anatemi; un temperamento un po’ pacifico e bonaccione (qualcuno dice anche pigro) lo porta più a lasciar fare, a far fare, che a fare. Al suo segretario un giorno confessò: “Sai è facile fare il papa. Ti trovi tutto pronto”.
In una personalità così semplice e umile, stupisce trovare una seconda virtù: il coraggio di scelte forti e coraggiose: mi riferisco all’indizione del Concilio Vaticano II. Ciò che è certo è che sotto questo Papa ottantenne la Chiesa ha ringiovanito se stessa. Ciò che aveva tutti i crismi per essere semplicemente un pontificato di transizione invece ha promosso un cambiamento significativo: da una concezione ‘sociale’ della Chiesa a una più spirituale, da una chiesa degli anatemi alla chiesa del dialogo, ha reso moda la cordialità ecumenica, ha trasformato la cattolicità da ghetto a casa dell’accoglienza. Una chiesa missionaria, collegiale, di comunione.
Queste sono le ricchezze e le novità dell’insegnamento conciliare. La sorpresa, per certi versi sensazionale, fu il discorso pronunciato da Papa Giovanni in apertura del Concilio l’11 ottobre 1962, per il contenuto innovatore del suo messaggio. Esso scavalcava tutti gli schemi e i progetti allestiti dalle varie commissione preparatorie: l’ottimismo contro tutti i “profeti di sventura” che giudicavano i tempi moderni pieni di prevaricazione e rovina, la mitezza e la misericordia invece che la severità, una dottrina studiata ed esposta attraverso forme proprie del mondo moderno.
Si tratta di un Papa che ha preso la strada della pastorale e si è messo a servire gli uomini piuttosto che a difesa della propria cittadella assediata. È straordinario vedere che cosa può fare un uomo quando si lascia condurre e guidare dallo Spirito, un uomo che entra senza disagio nel ‘cuore e nella sostanza del disegno voluto dal Signore’!!!
Accada così anche a noi.
Don Umberto Galimberti
Parroco

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