Il giovane morto a 17 anni diventa “Servo di Dio”: una testimonianza di fede che continua a parlare ai giovani

Sabato 7 marzo, a Milano, l’Arcivescovo Mario Delpini ha presieduto l’apertura ufficiale della fase diocesana del processo di beatificazione di Marco Gallo, giovane scomparso nel 2011 in seguito a un incidente stradale.


Nato a Chiavari nel 1994, Marco ha vissuto un’esistenza breve ma profondamente segnata dalla fede. Cresciuto in una famiglia cristiana e attivo nella vita ecclesiale, si è distinto fin da adolescente per la sua capacità di coinvolgere amici e coetanei in esperienze di carità, studio condiviso e servizio agli anziani e ai più fragili.


La sua quotidianità era alimentata da una relazione viva con il Vangelo, dalla partecipazione ai sacramenti e dalla convinzione che seguire Gesù fosse la strada della vera felicità. Una testimonianza semplice ma incisiva, capace di lasciare un segno profondo in chi lo ha conosciuto.


Particolarmente significativa è la frase che Marco scrisse la sera prima della sua morte, accanto al crocifisso nella sua stanza: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». Parole che oggi risuonano come un messaggio di speranza e fede.


Dopo la sua morte, la fama di santità si è diffusa rapidamente, dando origine a pellegrinaggi e momenti di preghiera che coinvolgono ogni anno centinaia di giovani. L’apertura della causa rappresenta ora un passo importante per riconoscere ufficialmente il valore della sua testimonianza cristiana.


Per la comunità cristiana, e in particolare per i giovani, la figura di Marco continua a essere un invito concreto a vivere con autenticità la fede nella vita di tutti i giorni.