Il “nihil obstat” avvia il processo diocesano per il sacerdote ucciso a Como: una testimonianza di carità che continua a parlare al cuore dei fedeli

Si apre ufficialmente il cammino verso la beatificazione di don Roberto Malgesini, il sacerdote comasco ucciso nel 2020 a 51 anni da una persona senza fissa dimora che conosceva. Il Dicastero delle Cause dei Santi ha infatti concesso il “nihil obstat”, dando così il via al processo diocesano.


Una notizia accolta con emozione e gratitudine dalla comunità ecclesiale e da quanti hanno conosciuto don Roberto, ricordato per la sua profonda umiltà e per una carità concreta e silenziosa, vissuta ogni giorno accanto ai più poveri.


La sorella Caterina racconta sentimenti contrastanti: da un lato l’onore per questo riconoscimento, dall’altro la nostalgia per una presenza familiare che manca profondamente. Eppure, proprio quella morte così dolorosa ha permesso a molti di scoprire il bene seminato da don Roberto nella sua vita nascosta.


La sua testimonianza continua a interrogare la fede e a offrire speranza. Il suo stile, fatto di prossimità, ascolto e amore gratuito, resta un modello per sacerdoti e laici: una vita spesa senza clamore, ma capace di lasciare un segno profondo.


Anche il vescovo di Como ha sottolineato come la figura di don Roberto richiami tutti a vivere la santità nella quotidianità, attraverso gesti semplici ma pieni di carità. Per lui, i poveri non erano destinatari di aiuto, ma veri maestri di Vangelo.


La sua eredità vive ancora oggi nelle opere di bene che ha avviato e nella memoria di una comunità che continua a riconoscere in lui una luce di fede e di amore concreto.