Nell’Angelus della II domenica di Quaresima, il Pontefice riflette sul Vangelo e lancia un forte invito alla responsabilità internazionale.
Nella liturgia della seconda domenica di Quaresima, il Papa ha proposto ai fedeli un’immagine di grande intensità spirituale: la Trasfigurazione di Gesù sul monte, narrata nel Vangelo di Matteo. Una scena che, come ha spiegato, unisce la Legge e la Profezia attraverso la presenza di Mosè ed Elia accanto a Cristo. Gesù manifesta così la pienezza del disegno divino, rivelandosi come Sapienza incarnata e compimento di ogni parola di Dio.
Il Pontefice ha invitato a contemplare la “gloria umile” del Signore, una luce che non abbaglia con spettacolarità, ma illumina i cuori attraverso la confidenza. La Trasfigurazione, ha sottolineato, anticipa la luce pasquale che investe l’umanità ferita: una luce che trasfigura il dolore, libera dalla violenza e restituisce dignità a ogni persona. Da qui le domande rivolte ai fedeli: siamo ancora capaci di meraviglia davanti al volto autentico di Dio? La Quaresima diventa allora tempo favorevole per fare silenzio, ascoltare la Parola e lasciarsi cambiare.
Un appello urgente alla pace
Nel dopo Angelus, il Papa ha espresso forte preoccupazione per l’escalation di tensioni in Medio Oriente e in Iran. Di fronte al rischio di una tragedia internazionale, ha rivolto un accorato appello alle parti coinvolte a fermare immediatamente la spirale della violenza. La pace – ha ribadito – non nasce dalle minacce né dalle armi, ma dal dialogo responsabile e autentico.
Preoccupazioni sono state espresse anche per i recenti scontri tra Pakistan e Afghanistan, per i quali il Santo Padre ha invocato un urgente ritorno al confronto pacifico. Ha rinnovato l’invito a pregare per tutti i popoli coinvolti nei conflitti del mondo, ricordando che solo la pace, dono di Dio, può guarire le fratture profonde tra le nazioni.