L’Arcivescovo riflette sulla città che accoglierà Milano-Cortina, sul ruolo della Chiesa, sul rapporto con i giovani e sul valore umano dello sport.
Nell’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, offre uno sguardo articolato sulla città che si prepara ad accogliere i Giochi olimpici. Milano, afferma, è «ordinata, efficiente, frenetica, curiosa», ma allo stesso tempo «maldestra nella vita quotidiana, affascinata dalle apparenze e spesso smemorata delle sue radici». Una metropoli che l’Arcivescovo dice di apprezzare per «la sua gente e l’immenso bene che sa compiere», pur riconoscendo criticità come «il malumore, la rassegnazione e le disuguaglianze che minano il benessere condiviso».
Nonostante i contrasti, Delpini sottolinea come Milano conservi ancora «il cuore in mano» grazie alla generosità diffusa in molti ambiti: medici, scuole, università, forze dell’ordine e un volontariato che definisce «straordinario».
Guardando ai Giochi, l’Arcivescovo invita a considerarli non solo come evento sportivo, ma come opportunità di «incontro e confronto tra eccellenze, amicizia e rispetto». Lo sport, afferma, possiede la capacità unica di unire e di superare le distanze tra i popoli. In questo spirito la Chiesa ambrosiana «apre le sue porte a tutti, senza distinzioni di fede o provenienza».
Resta però aperta la sfida del dialogo con i giovani, che secondo Delpini spesso vivono la fede come qualcosa che limita la libertà personale: «Molti pensano che la vita sia solo loro, che un Dio che chiama sia un intralcio». L’Arcivescovo riconosce anche le responsabilità della Chiesa, che a suo dire «fatica a trovare un linguaggio capace di parlare alle nuove generazioni e di mostrare vie di uscita dallo smarrimento».
Nel corso dell’intervista emergono anche ricordi sportivi personali: Delpini rivela di essere stato «un terzino senza pretese» ai tempi del seminario, racconta con simpatia il legame familiare con l’ingegnere che progettò la Bombonera di Buenos Aires e condivide l’ammirazione per campioni come Maradona, Falcao, Bartali e Abebe Bikila. Conferma poi la sua passione per la bicicletta, mezzo che ancora oggi predilige per recarsi in Università.
Infine, un messaggio agli atleti attesi a Milano-Cortina: «Le gare non sono solo performance fisiche, ma imprese di persone con storie, intelligenza e volontà. Siate uomini e donne migliori grazie all’eccellenza, al rispetto e all’amicizia. Prendetevi cura del corpo e dell’anima: lo sport finisce, la vita continua».
Delpini conclude auspicando che Milano e Cortina «vincano davvero» se sapranno valorizzare i valori autentici dell’Olimpismo e mostrare al mondo «la bellezza dei nostri territori e della nostra cultura», più che puntare esclusivamente ai risultati tecnici.